Chi siete? Cosa Portate? Un Fiorino!

In questo tempo immobile e senza tempo, che ci vede costretti rinchiusi e lontani, ognuno dice  giustamente la sua. Pochi giorni fa su La 7 un bravissimo Stefano Massini elencava le 10 cose che non saranno più come prima, quando questo tempo non tempo sarà passato. stefano massini la 7

E’ utile e incoraggiante pensare a come sarà dopo perché, si sa, guardare al futuro aiuta a superare  il presente, ma io, per la verità, una domandina sul significato di cosa ci può insegnare ORA  tutto questo me la faccio.

NOI, ORA. Inchiodati a casa in un tempo liquido, non più scandito dalla nostra routine. il giorno dellaLa nostra routine così tranquillizzante anche se spesso fonte di frustrazione. Tranquillizzante perché scandisce la nostra giornata con quei piccoli “riti” che ci rassicurano che oggi è uguale a ieri, che non è cambiato nulla, che abbiamo ancora il nostro piccolo  posto nel mondo. Stiamo vivendo un film opposto al “Il giorno della marmotta” e siamo tutti l’irresistibile Bill Murray al contrario.(click here)

LA FORMA DELL'ACQUAQuei preziosi riti che ci fanno da “contenitore” ci danno una forma all’interno della società. Camilleri scriveva Qual’è la forma dell’acqua?”. “Ma l’acqua non ha forma!” dissi ridendo: “Piglia la forma che le viene data”. Prende la forma del recipiente che lo contiene.

E proprio allo stesso modo  noi piano piano prendiamo la forma del contenitore in cui viviamo. Quando questo contenitore di disintegra, come la nostra routine in questi giorni, noi ci ritroviamo senza pelle, senza il contenitore che dà il senso alle nostre azioni abituali. Alla nostra giornata. Alla nostra vita.

Siamo stati dunque costretti a fare a meno di tutte quelle azioni che ci aiutavano a non IMG-20131106-00098pensare, a non fermarci perché “non c’era tempo”, tutte quelle azioni che ci legittimavano a mettere molti pensieri da parte, a rimuovere in maniera scientifica i nostri malesseri.  Siamo stati costretti a fermare le macchine e ad ascoltare il rumore del nostro mare interiore. A stare. Lo stare nelle cose è una roba difficile da imparare. Lo stare nella nostra insoddisfazione e nel nostro dolore. Stare. Dare orecchio a quelle sensazioni moleste che riusciamo sempre a coprire con il rumore della routine. Sedercisi al centro e guardare a tutto tondo. Farsi delle domande che poi pretenderanno risposte che poi chiameranno decisioni che a loro volta esigeranno delle scelte. E le scelte, per loro natura, portano rinunce, sempre che alla scelta segua l’azione.

Credo che ci sia un semplicissimo esercizio da fare per capire a che punto siamo della nostra vita e questo momento liquido ci aiuta: se la mattina ci alziamo con la sensazione che quella routine che ci è stata tolta ci manca al punto tale da generare angoscia, vuol dire che abbiamo costruito la nostra palafitta con dei pali di raffia. Che abbiamo appoggiato la nostra casa su qualcosa di poco nutriente, che abbiamo forse dato valore e messo il nostro impegno e la nostra energia in qualcosa che non ci è entrata dentro, che non ci appartiene davvero perchè qualcuno può portarcela via in qualsiasi momento.

Se senza la nostra scrivania, le nostre riunioni o le nostre Teleconferenze ci sentiamo svuotati, una domanda facciamocela. Abbiamo forse confuso la nostra “funzione” con la nostra essenza?

Se il non poter prendere più l’aereo, muoversi, fare shopping, ammazzarsi in palestra, fare l’aperitivo o andare a cene aziendali ci fa sentire orfani, un dubbio facciamocelo venire. Che cos’è che mi impedisce di stare in quiete?

IMG_1092Perché non possiamo reinventarci? Perché non possiamo fare come gli uomini del deserto quando arriva la micidiale tempesta di sabbia? Mettersi al riparo, coprirsi bocca e testa, e aspettare che passi senza per questo sentirsi disabili? Forse un po’ in pericolo, certo, ma svuotati no.

Prendere quest’occasione per fare due conti. Cosa succederebbe se perdessi (affetti a parte) tutto ciò che ho costruito fino ad ora? Quello che sono  è davvero ciò che voglio essere? Ciò che risceglierei di essere? Quanto mi nutrono davvero tutte le cose che faccio?

Risettare le priorità. I valori, le ambizioni, i desideri. Andare alla ricerca della nostrabrocche natura più intima.

Forse sarà psicologia da bar… ma la storia ci dice che l’essere umano è sopravvissuto a sé stesso solo perché ha saputo ogni volta reinventarsi. Forse è ora di smettere di prendere la forma del contenitore in cui ci siamo infilati e provare a dare noi a ciò che abbiamo intorno una forma che ci rispecchi di più.

 

troisiForse siamo chiamati a ricominciare. Magari non da Frittole ma ognuno a casa propria.

Benigni e Troisi ci hanno insegnato come fare.

Forza ragazzi, un Fiorino!

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