Failure & Gratitude

Sappiamo che i personaggi pubblici, a qualsiasi settore essi appartengano, svolgono loro malgrado un compito sociale di “esempio”, o almeno così dovrebbe essere. Calciatori, scrittori, gente dello spettacolo e intellettuali, coloro che ce l’hanno fatta, che la percezione comune decodifica come “arrivati”, hanno il duro compito di comportarsi bene e di dire cose intelligenti (a parte quelli tipo Briatore che pur essendo un “arrivato” non riesce a dire una cosa intelligente nemmeno sotto effetto di droghe pesanti, ma per fortuna non ce ne sono tantissimi in giro).

arrotinoIn più, questi poveriarrivati” devono poter essere ai nostri occhi in qualche modo meritevoli della fortuna che hanno avuto perché noi, la gente comune, “il pubblico”, ci aspettiamo che siano “credibili” , altrimenti smettiamo di amarli, di seguirli su twitter ferendo il loro ego, cambiamo canale abbattendo il loro share, non compriamo più i loro libri minando la loro fama.

Quindi, la ricchezza, la fama, la popolarità, il successo, non solo ti obbligano ad un contegno morale adeguato ma pongono anche un problema di credibilità quando si parla di alcuni temi.

Andrò senz’altro contro corrente, ma tanto siamo qui per ribaltare il tavolo, no? Quindi, quando ultimamente sento i giornalisti  lanciarsi in lodi sperticate per il discorso fatto dalla “Mamma di Harry Potter” all’Università di Harvard, io rimango un po’ perplessa.

stay-trueLa Rowling nel suo discorso elogia il potere taumaturgico del Fallimento. “Non abbiate paura di fallire”, dice ai ragazzi che la guardano da sotto il cappello quadrato con la nappa nera che pende e che, forse, le vorrebbero rispondere “Saremo pure giovani, inesperti e viziati ma se stiamo uscendo da Harvard non siamo cretini”.

Infatti, siamo tutti d’accordo sull’importanza del  Fallimento come Grande Maestro, ma ciò che alla fine davvero arriva a chi ascolta le parole della Rowling è che una che ha milioni di sterline in banca mi sta raccontando di quanto è importante il Fallimento.  Ma, scusi Mrs. Rowling, di  quale fallimento parla? Lei ha avuto momenti difficili, sì, ma come tutti noi. E’ rimasta sola e senza soldi dopo un divorzio, sì, ma come milioni di donne nel mondo; la sua famiglia era un pò indigente sì, ma che è riuscita in qualche modo ad assicurarle l’Università, a differenza di tante famiglie che non riescono a pagare gli studi ai figli. Di quale indigenza parla, mi scusi? Lei è diventata ricca molto prima della metà del guado, raggiungendo il successo e un cospicuo conto in banca a soli 32 anni. A 32 anni quale formativo  fallimento si può ragionevolmente avere alle spalle se non quelli normali di un giovane che cerca la sua strada?  C’è qualcosa che non torna. Qualcosa che stride. E’ come sentire dire ad un obeso che la dieta fa bene o ascoltare Rocco Siffredi che elogia la castità.  O  Luciano Moggi che parla dell’Etica dello Sport. Poco credibile. Ti fa storcere il naso… e anzi, ti fa anche un po’ incazzare.

Forse, se il discorso sull’importanza del fallimento lo avesse fatto un anziano e dimenticato clochard  che ha provato a cambiare la sua vita ed ha fallito, ma tutto sommato ritenterebbe, avrebbe avuto più senso. Oppure un ricercatore ormai in pensione, povero in canna, che ha passato anni inseguendo una cura per il parkinson che non è mai arrivata e nonostante tutto ricomincerebbe da capo; o un piccolo imprenditore che dopo anni di sacrifici ha perso tutto in un terremoto e nonostante questo ha provato a ricostruire, magari indebitandosi, per salvare il suo futuro e quello dei suoi dipendenti, ecco, forse avrebbe risuonato di più. Ma ovviamente né  clochard né ricercatori falliti né imprenditori indebitati vengono invitati a intervenire ad Harvard.

La Rowling poteva parlare ai giovani di tante altre cose, del potere salvifico dell’immaginazione, della determinazione a seguire la propria strada interiore, di come l’arte può dare un significato unico all’esistenza o magari dell’importanza del fattore K nella vita; tante le cose di cui poteva parlare con perizia e credibilità, ma non del Fallimento.

Quando sento Tiziano Ferro in TV che dice che quasi tutte le mattine compila una lista delle cose per le quali è grato mi esce un simpatico vaffanculo con l’eco. Tiziano, ehi, pssss, senti, con tutta la stima… ti svelo una segreto… è OVVIO che tu sia grato, non credi? Cosa c’è di strano o di nobile nel fatto che tu sia grato alla Vita? Dovresti avere un Quoziente Intellettivo pari a quello del plankton per non essere grato alla Vita. La gratitudine, quella VERA e quindi  RARA, la troviamo nelle persone che hanno poco e sono grate per quel poco. Io non sono Maria Teresa di Calcutta ma credo davvero che la gratitudine, che è un Dono Divino che pochi hanno, si possa trovare quasi esclusivamenteMC-Fallimento nelle situazioni veramente molto difficili, spesso disperate. Certo, è bello da parte dei più fortunati essere grati… ma è molto, molto più facile. Non è nobile, è quasi doveroso, quasi senza merito. La Gratitudine non la troviamo su un palco sotto i riflettori. La lezione sull’importanza del Fallimento non può arrivare da un conto in banca miliardario. Le contraddizioni in termini non sono mai credibili.

Solo Lui. Pur avendo avuto successo nella vita lui  è riuscito a parlare nel 2005 in modo indimenticabile ai giovani di Stanford. Solo uno. Solo Lui. Che ha raccontato con coerenza e semplicità ciò che aveva conosciuto da vicino e realmente vissuto. Nel suo modo autoironico e diretto. Schietto. Genuino. Credibile.

Talmente credibile che su quel palco, dopo essere tornato a star bene, parlò anche di morte – perchè la morte l’aveva davvero vista in faccia –  per poi morire sei anni dopo.   Stay Hungry, Stay Foolish.

 

4 pensieri riguardo “Failure & Gratitude

  1. In generale condivido quello che scrivi (in modo molto simpatico come sempre…) ma percepisco che la gratitudine oggi sia così rara, in questo mondo in cui chi più ha più si lamenta, che non mi dispiace sapere che qualcuno ringrazia per quello che ha. Inoltre del fallimento come valore non se ne parla mai, per cui che ogni tanto chi ha visibilità lo ponga come punto di partenza per costruire una vita di successo può suonare come incoraggiamento a chi è giovane e si sente impantanato nelle paludi della vita

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    1. Grazie per il commento Daniele, capisco ciò che dici. Forse hai ragione tu. Sarà un problema mio. Purtroppo personalmente, più della mancanza di gratitudine o della mancanza di diffusione di valori , mi colpisce la mancanza di credibilità. Mi fa arrivare il sangue agli occhi. Penso che l’avere visibilità non ti dà diritto di default a parlare di tutto… ma sarà senz’altro un problema mio.
      Un caro saluto.

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      1. Anche io la penso come te sulla mancanza di credibilità e sul non poter parlare di tutto, ognuno dovrebbe limitarsi a parlare di ciò che sente proprio. La mia impressione, ma probabilmente mi sbaglio, è che gli esempi che hai fatto tu partivano proprio da esperienze personali. Peraltro non sono sostenitore di entrambi i personaggi di cui hai parlato, ma oramai è talmente raro che qualcuno parli di difficoltà che apprezzo chiunque lo faccia. La deriva che si sta prendendo è che ciò che è problematico deve sparire dalla percezione dei sensi e questo rende invisibili anche tante persone. Scusa, mi sono dilungato…. un caro saluto a te.

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