Hamed Contatore Negletto

Storie di Acea.

La faccio breve. A gennaio 2106 inizio i lavori di ristrutturazione di casa nuova. Bisogna spostare il contatore della luce, mi dice l’architetto, devi contattare la ACEA per pagare il servizio di prestazione tecnica perché i contatori li possono spostare solo i Tecnici ACEA.

Questa frase si è rivelata essere più letale di “AI mio segnale scatenate l’inferno” di Massimo Decimo Meridio nel “Il Gladiatore”.

Contatto la Acea al Numero Verde con tempi di attesa al telefono misurati in ere geologiche. Chiedo lumi. Seguo le istruzioni. Pago.

A fine Marzo inoltro le ricevute di pagamento. Verrà contattata dai nostri tecnici per prendere l’appuntamento, mi dicono. Bene. Grazie. Attendo.

L’architetto va avanti nei lavori con ‘sto contatore in mezzo ai calcinacci, non sapendo come altro fare, lo appende a un infisso di risulta appoggiato al muro, legandolo con una cinghia della serranda vecchia. Lo appoggiamo qui, mi dice, poi quando verranno ci si pensa. Bene, dico io, tanto è questione di giorni.

Da allora silenzio cosmico. Nonostante Le telefonate di protesta, i fax minatori, le incursioni alla Acea di P.le Ostiense, gli attacchi di ira, le minacce… niente. Il contatore è rimasto là.

Ecco quindi la mail che ho mandato dopo un anno di attesa, a Gennaio 2017, al serviziodedicato@aceaenergia.it

“Egregi Signori,

è da un anno che combatto con la Acea. Ho chiesto solo lo spostamento di contatore… ballare l’Hula hoop con gli anelli di Saturno sarebbe stata un’operazione più facile e più rapida… e senz’altro con qualche possibilità di successo in più.

Ho fatto circa 300 solleciti telefonici.

Mandato 200 fax (allegando i documenti che attestavano il pagamento della prestazione)

Scritto 50 mail (allegando sempre gli stessi documenti)

Sono venuta di persona a P.le Ostiense 4 o 5 volte assistendo a scene apocalittiche di gente che inveiva urlando perchè era da mesi senz’acqua, anziani con bollette da migliaia di Euro che con le lacrime agli occhi vi chiedevano una spiegazione plausibile , tipo: “Ohò! Ma io mica c’ho n’arbergo!!!! Io c’ho ddu cammere e cucina al Tibburtino terzo me spiegate che cazzo c’ho fatto cò tutta ‘sta luceeee??”  (giuro!)

Ho visto di tutto… sentito di tutto… una roba da non credere…

E niente. Non c’è niente da fare. ‘Sto contatore non me lo volete spostare…evvabbè… che dobbiamo fare? Me ne farò una ragione.

Ma, tanto per sapere,  è un problema personale? Non vi piace il mio nome? Avete paura che i Tecnici Acea non trovino parcheggio sotto casa mia? Ho vinto in maniera randomica il Premio Sfiga Acea?

Il mio contatore giace da quasi un anno attaccato precariamente al muro. L’ho coperto con una bella sciarpa marocchina e l’ho chiamato Hamed. Tutte le mattine lo saluto e la sera gli do la buonanotte.

Mi fa molta compagnia. Semmai in futuro entrerò in una casa di riposo per anziani so già che vorrò portarlo con me. Trancerò i cavi con un trinciapollo rischiando la folgorazione e lo metterò in valigia insieme ai pannoloni per incontinenti.

Detto ciò, mi è gradita l’occasione per farvi i miei auguri di Buon Anno.”

Hamed è ormai una silente presenza che sta di sentinella alla mia camera da letto. E è un po’ come un clandestino, un rifugiato, un extra comunitario dimenticato e negletto. Quando rientro a casa lo saluto, la mattina me lo coccolo un po’. A volte sono tentata di portargli il caffè. I miei figli in principio mi trattavano da malata mentale. Adesso però quando salta la luce per sovraccarico uno dei due urla “Chi ha fatto incazzare Hamed?”

Ormai si è talmente ambientato sul suo infisso appoggiato al muro che trema al pensiero che un Tecnico Acea possa arrivare di sorpresa, col furgoncino di Stranamore, e ficcarlo a forza nello sgabuzzino. Ogni volta che suona il citofono la luce salta per “arresto cardiaco di contatore”. “Hamed,” lo rassicuro, “stai sereno perchè il Tecnico Acea è una specie protetta come la tartaruga caretta caretta, sai? Vive in delle riserve dedicate e non lo fanno uscire se non vestito di una tuta da astronauta batteriologicamente isolante!!” Lui si rasserena, si risetta e torna la luce. Come ‘na creatura!

Intanto la figura del Tecnico Acea è ormai diventata, per me e per il mio entourage, una figura di riferimento. Un mix tra un archetipo Junghiano e Godot. Colui che c’è ma non si vede; Colui che non arriva mai, Colui che non si palesa, Colui che si fa desiderare.

Una figura mitologica, metà uomo e metà pernacchia.

Una similitudine efficace: tipo:

“Lui era romantico come un tramonto d’inverno, tenebroso come una notte senza luna e ineffabile come un Tecnico Acea”

oppure un’iperbole raffinata come:

“La luce, quel giorno era così chiara e splendente che si vedevano persino i Tecnici Acea”.

O anche una metafora, una figura retorica che esprime ambiguità per indicare una persona poco chiara, dai tratti nebulosi, tipo:

 “Quel tipo non mi piace, non riesco a inquadrarlo, è un po’… come dire… Tecnico Acea”.

I più colti e navigati usano semplicemente la sigla T.A., che però vocalmente suona come TIA, che vuol dire Ictus, che è esattamente ciò che ti colpisce quando hai a che fare con la Acea di Roma.

Hamed partecipa ormai attivamente alla nostra vita, così come tutti gli elettrodomestici in casa mia… ma di questo ne parleremo poi. In alto trovate una sua foto, così, tanto per conoscersi. Nei prossimi Post vi farò una veloce carrellata della sua vita in questi mesi, così oltre a conoscerlo imparerete anche ad amarlo.

Un abbraccio a tutti da me e da Hamed.

2 pensieri riguardo “Hamed Contatore Negletto

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